Arpanet, ancêtre de l’Internet actuel, a été créé en 1969 par le département américain de la défense, plus précisément par l’agence Advanced Research Projects Agency. Il s’agissait d’un réseau reliant les centres de recherche de l’armée et les universités américaines. Un nouveau protocole d’échange fut introduit: le protocole IP.

En 1974, on peut fixer la naissance d’Internet dans la forme actuelle. Un certain nombre de réseaux existaient déjà à travers le monde, mais sans communications entre eux. Le défi consistait à trouver un langage commun à tous. Cette décision fut prise à la conférence internationale qui eut lieu en 1972 à Washington. En 1974 le nouveau protocole d’échange TCP/IP voit le jour, permettant ainsi la communication entre les différents réseaux.

A partir de ce moment le réseau se développe rapidement, notamment aux Etats-Unis, auprès des centres scientifiques et universitaires, grâce au réseau NFSN financé par la National Scientific Foundation. En 1980 le protocole TCP/IP devient de domaine public, permettant son utilisation à tout le monde.

Au début des années ’90, parallèlement au réseau académique de départ, s’interconnectent des réseaux à vocation commerciale. Aujourd’hui le réseau Internet met en interconnexion un grand nombre de réseaux informatiques mondiaux, nationaux et régionaux sur la base du protocole TCP/IP.

Les principales applications utilisées sont les forums de discussion, la messagerie électronique et le World Wide web. Le WWW en particulier est l’application la plus utile aux fins commerciales. Il est en effet la « toile d’araignée » mondiale formée par l’ensemble des milliers de serveurs du monde, reliés entre eux par des liens hypertextes. Nous y accédons grâce à des applications tels que Internet Explorer et Netscape Navigator, applications qui nous permettent d’accéder à des informations sous forme de texte ou multimédias (son, image, vidéo, texte).

Roland Hochstrasser

Il lavoro svolto in queste settimane si è concentrato sullarchivio delle domande di costruzione del Comune di Miglieglia. La situazione prima dell'intervento di catalogazione era piuttosto problematica, soprattutto per quello che riguarda la gestione delle informazioni. L'archivio non disponeva infatti di una catalogazione sistematica che ne permettesse una facile fruizione. Inoltre l'archivio era depositato in luoghi diversi. La ricerca degli incarti si basava principalmente sulla pazienza e sulla conoscenza da parte dei funzionari del comune.

Le modifiche subite dai piani catastali del comune di Miglieglia hanno complicato notevolmente il lavoro. La distribuzione e la codificazione delle parcelle hanno infatti vissuto 3 riforme importanti:
  1. Piano catastale vecchio;
  2. RT (Raggruppamento Terreni) : codificazione intermedia che ha preceduto quella definitiva;
  3. RFD (Raggruppamento Fondiario Definitivo) : a cui corrisponde la codificazione e la struttura catastale attuale.

La procedura per l'inserimento dei dati variava in funzione del tipo di codificazione. Se la domanda di costruzione riportava il numero di parcella vecchio o RT, i dati dovevano essere cercati e verificati facendo capo al catastrino e al sommarione. Per le domande più vecchie si è resa necessaria un'analisi comparata tra i piani delle parcelle. L'aiuto della segretaria comunale si è rivelato in questo senso estremamente prezioso.

L'obbiettivo principale della nuova gestione di questo archivio è di facilitare la gestione amministrativa delle informazioni catastali e rendere il processo più funzionale. Per realizzare questo obbiettivo è stata creata una base dati che permette di avere un resoconto sistematico e rapido degli archivi. Gli archivi sono stati inseguito riuniti e classificati in un unico archivio ordinato secondo il numero di parcella.

Roland Hochstrasser
Marzo 2003
Comune di Miglieglia

MuseumPlus è un programma di gestione museale realizzato dalla Zetcom Ag, società di Zugo fondata nel 1998. Da allora il programma è stato adottato da un numero crescente di organizzazioni attive nell'ambito della catalogazione. Non si tratta unicamente di musei, ma anche di archivi documentari e fotografici, servizi amministrativi, centri di studi, banche e assicurazioni.

Questo programma permette di rendere più efficace e completa la gestione informatizzata del ricco archivio di oggetti ed immagini del Centro e dei dieci musei regionali. I moduli principali riguardano gli oggetti e le immagini. Attualmente la banca dati comprende le schede relative a circa 36'200 immagini e 20'000 oggetti. Negli altri moduli troviamo inoltre 1'394 rapporti di restauro, 850 artisti, 210 riferimenti bibliografici e altro ancora.

Gli oggetti catalogati si suddividono in una ventina di collezioni. La collezione etnografica dello Stato è la più importante e conta attualmente 7'500 oggetti depositati nei magazzini di Bellinzona, Giubiasco e Camorino. Tra le collezioni particolarmente note troviamo il Fondo Leydi, composto da 652 strumenti musicali che costituiscono, assieme al materiale audio e documentario, un patrimonio di valore inestimabile.

L'archivio delle immagini tratta diversi soggetti, come ad esempio gli oggetti catalogati negli inventari (ex voto, meridiane, stufe, cappelle, opifici,...), gli oggetti della Collezione etnografica dello Stato e dei musei regionali, le riproduzioni d'epoca e le vedute di paesaggi. Inoltre sono documentate le attività artigianali, le feste e le sagre o, ancora, le mostre allestite nei musei regionali.

Nel suo complesso, l'archivio costituisce una delle banche dati più consistenti dell'intero panorama etnografico di lingua italiana.

Roland Hochstrasser
CDE
www.ti.ch/cde

 

Nel 1872 Jules Verne pubblica un romanzo che ancora oggi, 140 anni dopo, tutti conoscono e apprezzano per la forza evocativa: Le tour du monde en quatre-vingts jours. La storia narra le vicende di Phileas Fogg, un ricco galantuomo londinese abitudinario, sedentario, riservato. Il 2 ottobre 1872, narra il libro, Fogg lascia la sua residenza di Saville Row e si reca come consuetudine al Reform Club. Come ogni giorno, alle undici e mezzo raggiunge la sede del club dopo aver collocato 575 passi.

L’enigmatico protagonista si lascia coinvolgere in una discussione con alcuni soci del club che, partendo dai recenti avvenimenti, in particolare il furto di 55'000 sterline, si mettono a discutere sulla facilità per il ladro di dileguarsi in un mondo sempre più piccolo. Phileas Fogg finisce con l’accettare la scommessa lanciata dal Signor Stuart e sostenuta dai colleghi Fallentin, Sullivan, Flanagan e Ralph. I gentlemen scommettono ventimila sterline sull’impossibilità di percorrere il giro del mondo in 80 giorni. Il nostro protagonista parte da Londra la sera stessa, dove tornerà vincendo la scommessa 80 giorni dopo, il 21 dicembre.

Resi famosi dal celeberrimo Phileas Fogg, i globe-trotters vissero una stagione d’oro nei primi decenni del Novecento. Fantasiosi e intrepidi, realizzarono le spedizioni più improbabili con mezzi spesso improvvisati, finanziando il viaggio con la vendita di cartoline illustrate o di altri souvenirs.

Le avventure documentate a partire dalla fine del XIX secolo sono di diverso tipo: giro del mondo, passeggiate trans-continentali, percorsi di vario interesse, realizzati in solitaria o in compagnia di persone o animali. Ma quali possono essere le motivazioni che spingono persone perfettamente normali, come Phileas Fogg, a lanciarsi in avventure così estreme? In generale possiamo identificare alcuni fattori comuni: una scommessa, la voglia di protagonismo, il desiderio di stabilire un primato in un contesto dove l’esplorazione geografica ha assunto connotati popolari, oppure per attirare l’attenzione su tematiche pubbliche o per la raccolta di fondi.

Roland Hochstrasser

www.museodelviaggio.org

"L'inventario dei monumenti è atto di conservazione e di protezione affinché una provvida legge possa essere applicata con sicurezza e coerenza" scriveva il Consigliere di Stato Brenno Galli nell'introduzione del primo inventario edito dal Cantone, elaborato nel 1948 da Piero Bianconi e riguardante le tre valli superiori. Realizzato nel quadro della Legge sulla conservazione dei monumenti storici ed artistici del Cantone del 1909, questo primo inventario identifica e descrive gli edifici o i manufatti protetti dallo Stato.

A partire dagli anni Ottanta del Novecento l'allora Ufficio cantonale dei musei ha realizzato diversi inventari e cataloghi che sviluppano aspetti specifici del nostro patrimonio: gli oggetti censiti non hanno prettamente una valenza artistica o storica, come concepito in precedenza, ma sono dei beni mobili o immobili "che singolarmente o nel loro complesso rivestono interesse per la collettività, in quanto testimonianze dell'attività creativa dell'uomo" (Legge sui beni culturali del 1997, articolo 2).

Si tratta nella fattispecie di un campo di ricerca ancora poco esplorato e che ha portato alla pubblicazione di una minima parte di quanto raccolto.

Negli ultimi anni, l'avvento dei sistemi d'informazione del territorio (SIT) ha supportato un ulteriore cambiamento di metodo e di attori: oggi gli inventari sono banche dati di informazioni di vasta portata (DBMS, GIS o SIT), utili per valutazioni numeriche complessive e per conoscere la consistenza effettiva di talune categorie di beni culturali. In questo settore il nostro Centro collabora attivamente con l'Ufficio dei beni culturali (UBC).

Inventario delle cappelle e dei dipinti murali

Le cappelle e i dipinti murali costituiscono un patrimonio ben rappresentato nella Svizzera italiana.
Si tratta di opere in genere a carattere devozionale, che vanno dal XV al XX secolo e che presentano un'iconografia assai variata.

L'inventario, non ancora terminato, documenta e descrive circa 2000 oggetti. Occorre ancora censire alcune regioni che vantano un ricco patrimonio artistico quali il Luganese e il Mendrisiotto.

Inventario dei torchi a leva

La spremitura delle vinacce, prima dell'introduzione dei torchi a vite, veniva effettuata ricorrendo ai monumentali torchi a leva di tipo piemontese.

Nel 1987 l'Ufficio dei musei ha realizzato l'inventario cantonale dei torchi a leva, rilevando ventisette torchi ancora esistenti e quindici documentati solo da resti, diffusi in tutte le aree a vocazione vitivinicola.

Inventario delle decorazioni pittoriche

La ricerca, promossa da Augusto Gaggioni, direttore dell'allora Ufficio dei musei etnografici, è dedicata alle decorazioni pittoriche presenti sugli edifici civili del Cantone Ticino.

Il censimento di queste testimonianze ha permesso di documentare un ricco patrimonio, spesso ignorato, maltrattato o addirittura cancellato. Lo studio di questi materiali evidenzia gli intrecci fra la piccola realtà locale e le grandi correnti artistiche che hanno caratterizzato la nostra società tra Ottocento e Novecento.

L'inventario è stato realizzato tra il 1997 e il 2002 e conta circa 1'660 schede. I materiali sono stati in gran parte pubblicati in sette volumi regionali.

Inventario delle stufe in pietra ollare

La pietra ollare è una roccia di facile lavorazione e particolarmente indicata per immagazzinare il calore. Le stufe realizzate con questo materiale costituivano in passato un mezzo di riscaldamento utilizzato dalle popolazioni dell'arco alpino, in particolare nel periodo compreso tra il XVIII e XIX secolo.

Realizzato in diverse tappe, l'inventario raccoglie 360 schede che documentano la diffusione della stufa in pietra ollare nelle valli alpine della Svizzera italiana.

Inventario degli ex voto dipinti

L'ex voto dipinto è una forma di espressione artistica popolare che esprime la gratitudine per il superamento di una difficoltà, quale può essere ad esempio una malattia, un incidente, un lungo viaggio.

Queste tavolette sono ricche d'interesse dal punto di vista espressivo, storico ed iconografico: in questo senso le 1'041 schede dell'inventario rappresentano un patrimonio prezioso.

Alla raccolta dei dati, realizzata tra il 1980 e il 1999, è seguita la pubblicazione di un catalogo e di un successivo aggiornamento.

Inventario degli opifici a forza idraulica

La ricerca è stata promossa dall'Ufficio dei musei etnografici con lo scopo di studiare gli impianti utilizzati nelle attività rurali e artigianali fino alla sostituzione dell'energia idraulica con l'energia elettrica e di formulare proposte di salvaguardia di quelli meritevoli.

L'inventario raccoglie circa 900 schede riguardanti mulini, magli, segherie e altre stutture ed è stato realizzato alla fine degli anni Ottanta del XX secolo, con un approfondimento nel 1995 relativo agli impianti in Vallemaggia. Nel loro complesso le schede permettono di conoscere la cultura tecnica locale e di evidenziare il rapporto con il territorio e con una delle sue principali risorse: l'acqua.

Inventario delle meridiane

Tra le testimonianze più curiose e frequenti che caratterizzano i villaggi della Svizzera italiana troviamo le meridiane.
Questi orologi solari sono facilmente identificabili sulle facciate di chiese, palazzi, case e sono spesso accompagnati da iscrizioni e motti di carattere morale o semplicemente funzionale: "Parlo con le ombre, ma parlo chiaro", "La morte è gran maestra, che a viver ben addestra".

La raccolta dei dati è iniziata nel 1988 ed ha consentito di raccogliere 607 schede.

Inventario delle feste e delle tradizioni

Il Ticino è una regione ricca di feste e tradizioni a carattere religioso, storico, sociale e, in tempi più recenti, commerciale.

L'inventario delle feste e delle tradizioni riunisce 2207 schede raccolte a partire dal 1992 e accompagnate da una ricca documentazione. Il materiale raccolto, pur non essendo completo, permette di esprimere l'importanza e l'eterogeneità del panorama festivo scandito nel corso dell'anno.

Roland Hochstrasser
www.ti.ch/cde


Osare: il progresso si ottiene solo così.
Oser: le progrès est à ce prix.
V. Hugo, Les misérables

We should be teaching our children the basic up-to-date, fact-based framework—life on the four levels and in the four regions—and training them to use Factfulness rules of thumb—the bullet points from the end of each chapter. This would enable them to put the news from around the world in context and spot when the media, activists, or salespeople are triggering their dramatic instincts with overdramatic stories. These skills are part of the critical thinking that is already taught in many schools. They would protect the next generation from a lot of ignorance.
H. Rosling, Factfulness

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