Al solo varcare la soglia della scuola elementare, tutti noi incontriamo la nostra prima formula: 1+1=2, l'oggetto d'indagine di questo libro. Si tratta del primo gradino nell'educazione alla matematica. Ma in effetti, poi, quanto ci sarebbe da dire al riguardo? Non è un'osservazione ovvia? Semplicemente una definizione di ciò che intendiamo per 2. Ma quando la guardiamo un po' più da vicino, ci accorgiamo che ciò che dice la formula non è poi così ovvio. Quanto fa una pera più una mela? Due di cosa? Non due pere e nemmeno due mele. Semplicemente due cose? E cosa sono questi simboli + e =? Qual è il loro reale significato? Se sommiamo due onde identiche ma in anti-fase, così che i picchi di una coincidano con le valli dell'altra, il risultato è zero, non due onde. Se sommiamo una quantità nulla a un'altra quantità nulla, abbiamo due quantità nulle... che equivalgono a nulla. Se proviamo a sommare un infinito a un infinito a un altro infinito, ciò che otteniamo è infinito. Nessuna di queste somme si conforma al modello per cui aggiungendo uno a uno abbiamo due di qualche cosa. Le cose - scusate il bisticcio - non sono semplici come sembrano.
In poche parole, la mia previsione a lungo termine è questa: le condizioni materiali di vita continueranno a migliorare - indefinitivamente - per la maggior parte delle persone, nella maggior parte dei paesi, per la maggior parte del tempo. Nel giro di un secolo o due, tutti i paesi e gran parte dell’umanità conosceranno un tenore di vita pari o superiore a quello di cui godono oggi i paesi occidentali. Qualcosa mi dice, tuttavia, che anche allora molti continueranno a pensare e a dichiarare che le condizioni di vita stanno peggiorando.
Julian Simon, 1997
Citato in Meadows, Donella Hager. I nuovi limiti dello sviluppo: la salute del pianeta nel terzo millennio. Milano: Oscar Mondadori, 2006.
Può a prima vista apparire improbabile che si continuino a creare leggende - e addirittura leggende metropolitane - in un’epoca di alfabetizzazione diffusa, di rapide comunicazioni di massa, di viaggi frequenti. Mentre i nostri antenati pionieri dovevano forse basarsi sulle tradizioni orali per trasmettere notizie riguardo al mutare degli eventi o ai pericoli della frontiera, di certo noi non abbiamo più bisogno di semplici resoconti “popolari” di quello che accade, con tutta la loro tendenza a distorgere i fatti. Basta però un momento di riflessione per ricordarci quante storie, quante voci — strane, affascinanti, ma prive di qualsiasi verifica — giungano di continuo alle nostre orecchie: assassini e pazzi in libertà, esperienze personali drammatiche o divertenti, prodotti di fabbrica poco sicuri, e molti altri misteri senza risposta della vita quotidiana. A volte ci ritroviamo di fronte a differenti versioni orali di queste storie e occasionalmente ci può capitare di leggere articoli su fatti di questo tipo su giornali o riviste; ma di rado troviamo, o cerchiamo, una documentazione attendibile. La mancanza di una possibile verifica non attenua minimamente il fascino che le leggende metropolitane esercitano su di noi. Le gustiamo semplicemente in quanto storie e tendiamo a dar loro ascolto almeno in parte come a racconti degni di fiducia. Le leggende che noi raccontiamo, come tutto quello che fa parte del folklore, riflettono molte delle speranze, delle paure e delle angosce del nostro tempo.
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