Possiamo affidare la selezione delle informazioni più importanti a dei professionisti? Quanto bravi sono i giornalisti a rintracciare e filtrare gli avvenimenti importanti? Il primo browser è comparso sul mercato l’11 novembre 1993 – dopo la bomba atomica è senza dubbio l’invenzione più fortunata del XX secolo. Sapete come si chiamava? ‘Mosaic’. Ma avete delle attenuanti: non ne è mai stata data notizia. In compenso, in quei giorni, in Germania al telegiornale si parlava della riforma del finanziamento ai partiti. Del presidente israeliano Rabin in visita a Bill Clinton. E della clavicola rotta del papa. Ciò significa che i giornalisti, e noi consumatori, non siamo dotati di un organo di senso che ci permetta di percepire la rilevanza.
Il nesso tra rilevanza e considerazione nei media è addirittura negativo: più clamore suscitano le notizie, meno sono rilevanti. Nel corso degli anni ho maturato una convinzione: ciò di cui non si parla, è spesso la cosa più importante!
Come abbiamo visto in tutto questo libro, i dark data possono generarsi in un illimitato numero di modi, che possono essere accidentali, ma possono anche essere intenzionali: talvolta le persone tentano di nascondere la verità presentando il materiale in un certo modo. Prestando sufficiente attenzione potremmo essere in grado di scovarla, e una strategia in genere utile consiste nell’esaminare i dati da un angolo diverso. Un cibo può essere descritto come ‘con il 90 per cento di grassi in meno’, il che potrebbe sembrare meraviglioso, ma forse solo perché l’alternativa equivalente: ‘con il 10 per cento di grassi’ non suona altrettanto bene. In modo simile, una cura medica o una scelta di vita potrebbe essere descritta come soluzione che dimezza il rischio di contrarre qualche malattia, ma se i numeri mostrassero che questa riduzione del rischio consisteva in realtà nel passaggio dal 2 per cento all’l per cento, l’interesse diminuirebbe immediatamente (entrambi potrebbero essere considerati così piccoli da essere irrilevanti). Questo concetto è forse reso ancora più chiaro rigirando le cifre in modo che la luce risplenda maggiormente su di loro: un incremento dal 98 al 99 per cento della possibilità di evitare le malattie non sembra destare particolare interesse.
Dopo molte discussioni, dibattiti e ricerche, ecco l’Oxford Dictionaries Word of the Year 2016: post-truth.
Post-verità è un aggettivo ‘relativo a, o denotante, circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica rispetto agli appelli all’emozione e alle convinzioni personali’.
(…) Nel giro di un anno il termine è passato dall’essere relativamente nuovo all’essere ampiamente compreso, con un verificato impatto sulla coscienza nazionale e internazionale. Il concetto di ‘post-verità’ ha preso forma nell’ultimo decennio, ma quest’anno, nel contesto del referendum sulla Brexit nel Regno Unito e delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, il dizionario Oxford ha registrato un picco nel suo utilizzo, quasi sempre associato a un particolare sostantivo, nell’espressione ‘politica post-verità’.
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