Qual è il rischio di cancro associato ai tramezzini al bacon?
Sono ben noti i titoloni sensazionali che sbandierano l’aumento del rischio di eventi spaventosi in seguito a qualcosa di banale: io li chiamo articoli del tipo “I gatti provocano il cancro”. Per esempio, a novembre del 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS (IARC, International Agency for Research in Cancer) ha annunciato che la carne lavorata rientra nel “gruppo I delle sostanze cancerogene”, la stessa categoria delle sigarette e dell’amianto. La conseguenza inevitabile sono stati titoli allarmanti come quello del «Daily Record», che sosteneva: Secondo gli esperti, il bacon, il prosciutto e le salsicce provocano il cancro quanto le sigarette.
L’IARC ha tentato di calmare le acque, sottolineando che la classificazione nel gruppo I corrispondeva alla certezza di un aumento del rischio di cancro, ma non diceva nulla sull’entità reale del rischio. Più avanti nel comunicato stampa, l’IARC precisava che 50 g giornalieri di carne lavorata erano associati a un aumento del 18% nel rischio di tumore del colon-retto. Sembra preoccupante, ma dobbiamo veramente preoccuparci?
La cifra del 18% è detta rischio relativo, perché rappresenta l’aumento del rischio di tumore del colon-retto tra un gruppo di persone che mangiano 50 g di carne lavorata al giorno, per esempio un tramezzino con due fette di bacon, e un gruppo di persone che non la mangiano. I commentatori statistici hanno preso questo rischio relativo e l’hanno riformulato in una variazione del rischio assoluto, corrispondente alla modifica nelle percentuali reali di ciascun gruppo per cui si prevede l’evento negativo.
Hanno concluso che, in condizioni normali, ci si aspetta che si ammalino di tumore del colon-retto nel corso della vita circa 6 persone su 100 che non mangiano bacon. Se 100 persone simili mangiassero un tramezzino al bacon per ogni giorno della vita, secondo il rapporto della IARC ci aspettiamo che i casi di tumore del colon-retto aumentino del 18%, il che corrisponde a un aumento da 6 a 7 casi su 100. Si tratta cioè di un caso in più di tumore del colon-retto fra tutti quei 100 mangiatori di bacon a vita; non sembra tanto impressionante come il rischio relativo (un aumento del 18%), e può contribuire a ridimensionarlo. Bisogna distinguere i pericoli veri e propri da ciò che si limita a sembrare spaventoso.
L’esempio del tramezzino al bacon illustra il vantaggio di comunicare i rischi usando le frequenze attese. Invece di fornire le percentuali o le probabilità, ci limitiamo a chiedere: “Quali sono le conseguenze per 100 persone (o 1000)?”
Studi psicologici hanno mostrato che questa tecnica migliora la comprensione da parte del pubblico: anzi, comunicare solo che aggiungendo il consumo di bacon si riscontrava un “aumento del rischio pari a 18%” può essere considerato una manipolazione, perché sappiamo che in questi termini si ingigantisce la rilevanza del rischio. La figura 1.4 usa gli ideogrammi per rappresentare direttamente le frequenze attese del tumore del colon-retto in 100 persone.
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Dopo molte discussioni, dibattiti e ricerche, ecco l’Oxford Dictionaries Word of the Year 2016: post-truth.
Post-verità è un aggettivo ‘relativo a, o denotante, circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica rispetto agli appelli all’emozione e alle convinzioni personali’.
(…) Nel giro di un anno il termine è passato dall’essere relativamente nuovo all’essere ampiamente compreso, con un verificato impatto sulla coscienza nazionale e internazionale. Il concetto di ‘post-verità’ ha preso forma nell’ultimo decennio, ma quest’anno, nel contesto del referendum sulla Brexit nel Regno Unito e delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, il dizionario Oxford ha registrato un picco nel suo utilizzo, quasi sempre associato a un particolare sostantivo, nell’espressione ‘politica post-verità’.
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Ecco la mia proposta: voi scegliete (a) qualsiasi misura di benessere umano - l’aspettativa di vita, la mortalità infantile, il prezzo dell’alluminio o della benzina, la quantità d’istruzione per gruppo giovanile, il numero di apparecchi televisivi posseduto da ogni persona, quello che volete; (b) un paese (o una regione, i paesi in via di sviluppo, per esempio, o il mondo nel suo insieme); (c) qualsiasi anno futuro, e io scommetto una settimana o un mese di stipendio che l’indicatore segnerà un miglioramento rispetto al presente mentre voi scommettete che esso segnerà un deterioramento.
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Se qualcuno non può dimostrare ciò che vorrebbe dimostrare, può dimostrare qualcos'altro e far finta che sia la stessa cosa. Nell'accecante e confuso bagliore che segue alla collisione delle statistiche con la mente umana, quasi nessuno noterà la differenza. Il numero pseudoconnesso è un trucco che garantisce un buon esito. Come ha sempre fatto.
Non possiamo dimostrare che un nostro rimedio cura il raffreddore, ma possiamo pubblicare (in caratteri ben leggibili) un serio rapporto di laboratorio da cui risulta che quindici grammi della sostanza attiva hanno ucciso 31.108 microbi in una provetta in undici secondi. Già che ci siamo, possiamo assicurarci che quel laboratorio abbia buona reputazione e un nome altisonante. Pubblichiamo il rapporto per intero. Ci mettiamo accanto la fotografia di un modello in camice bianco che ha l'aspetto di un dottore.
Ma evitiamo di accennare ai diversi trucchi che ci sono in questa storia. Non sta a noi - vero? - spiegare che se un antisettico funziona bene in una provetta potrebbe non avere lo stesso effetto in una gola umana, specialmente quando è diluito secondo le istruzioni per non bruciare i tessuti della gola. Non confondiamo le cose dicendo quali microbi sono stati uccisi. Chi sa quali microbi provocano un raffreddore, considerato il fatto che probabilmente non si tratta di microbi?
Infatti non c'è alcun rapporto conosciuto fra un assortimento di microbi in una provetta e il qualunque-cosa-sia che produce raffreddori. Ma le persone non hanno voglia di ragionare così chiaramente, specialmente quando starnutano.
Magari quello è un esempio troppo semplice e la gente sta cominciando a capire il trucco. Anche se non sembra, a giudicare da ciò che si legge nei giornali.
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