Sono sette le tonnellate che un jet intercontinentale di ultima generazione brucia durante la prima mezz’ora di volo, dall'inizio della corsa di decollo fino al raggiungimento della quota di crociera. Una volta terminata la salita, la potenza del motore viene ridotta e il consumo diminuisce, e continua a calare mano a mano che l’aereo, in virtù del carburante bruciato, si fa più leggero e sale di quota (più si vola alti e meno si consuma), fino ad arrivare ai circa mille chili che serviranno, durante l’ultima mezz’ora di volo, per la discesa e il susseguente atterraggio. Considerando tutti questi dati, possiamo dire con buona approssimazione che ci vogliono in media sette tonnellate di carburante per far volare per un’ora un moderno wide-body, ma è chiaro che anche questi numeri poco o nulla dicono a chi non è del mestiere. Proviamo allora a tradurli in cifre un po’ più terrene, passando, tanto per cominciare, dai chili ai più familiari litri: le nostre sette tonnellate sono poco meno di novemila litri e, nel tempo che impiega a consumarli, l’aereo percorre mediamente quasi novecento chilometri: siamo così arrivati a un bel ‘mille litri per cento chilometri’. Sembrerebbe ancora un numero capace di far girare la testa, ma se consideriamo che a bordo ci sono almeno duecentocinquanta persone, ecco che giungiamo alla matematica conclusione che i nostri passeggeri, per fare cento chilometri, ‘consumano’ solo quattro litri di carburante a testa: ognuno di loro, per dirla in termini stavolta veramente terreni e familiari a tutti, ‘sta facendo i venticinque con un litro’. Quante delle macchine che sfrecciano lungo le nostre autostrade, con a bordo nella maggior parte dei casi non più di due persone, possono vantare altrettanta parsimonia?
Pallini, P., 2019. Allacciate le cinture: i segreti del volo raccontati da un pilota. Torino, Einaudi.
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Come scrittore, io possiedo un alto grado di intelligenza, ma come tecnico la mia intelligenza è scarsa: questo che cosa significa, che sono un genio o un idiota? La risposta è: né l’uno né l’altro. Ho soltanto maggiori capacità in un campo rispetto ad un altro, come tutti gli esseri umani.
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Nel luglio 2020 la Wayfair, azienda di mobili con sede a Boston, era stata scoperta con le mani nel sacco. Guardando il catalogo on line ad alcuni era parso strano che certi armadi avessero nomi di persona. Nomi inusuali per giunta: Aanya, Anabel, Samiya. Inoltre gli articoli sembravano davvero troppo costosi, dai diecimila dollari in su. Doveva esserci sotto qualcosa. Forse quegli annunci… erano inserzioni per vendere bambini!
L’intelligenza collettiva si era messa al lavoro.
Grazie alle ricerche erano spuntate notizie di minori scomparsi che avevano proprio quei nomi. Dunque era vero, non si trattava di armadi: la cifra indicata era il prezzo del minore in vendita. Ad esempio l’armadio Samiyah, che costava dodicimila dollari, era in realtà Samiyah Mumin, adolescente scomparsa in Ohio nel maggio 2019.
Solo che Samiyah non era scomparsa. Si era allontanata da casa per soli quattro giorni. Inferocita, la ragazza aveva pubblicato un video in cui ridicolizzava le scoperte degli improvvisati detective. Ma chi poteva escludere che anche l’invettiva fosse parte del piano? Forse, in caso di sospetti, la Wayfair aveva pronte false testimonianze estorte ai minori prigionieri.
Quanto al prezzo alto, un portavoce dell’azienda aveva spiegato all’agenzia Reuters che quelli erano armadi da stoccaggio, articoli di grandi dimensioni progettati per aziende, più costosi dei comuni mobili domestici. Ma era difficile accontentarsi di una simile spiegazione, non si poteva chiudere gli occhi davanti a un traffico tanto schifoso.
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Come abbiamo visto in tutto questo libro, i dark data possono generarsi in un illimitato numero di modi, che possono essere accidentali, ma possono anche essere intenzionali: talvolta le persone tentano di nascondere la verità presentando il materiale in un certo modo. Prestando sufficiente attenzione potremmo essere in grado di scovarla, e una strategia in genere utile consiste nell’esaminare i dati da un angolo diverso. Un cibo può essere descritto come ‘con il 90 per cento di grassi in meno’, il che potrebbe sembrare meraviglioso, ma forse solo perché l’alternativa equivalente: ‘con il 10 per cento di grassi’ non suona altrettanto bene. In modo simile, una cura medica o una scelta di vita potrebbe essere descritta come soluzione che dimezza il rischio di contrarre qualche malattia, ma se i numeri mostrassero che questa riduzione del rischio consisteva in realtà nel passaggio dal 2 per cento all’l per cento, l’interesse diminuirebbe immediatamente (entrambi potrebbero essere considerati così piccoli da essere irrilevanti). Questo concetto è forse reso ancora più chiaro rigirando le cifre in modo che la luce risplenda maggiormente su di loro: un incremento dal 98 al 99 per cento della possibilità di evitare le malattie non sembra destare particolare interesse.
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