Il popolo ticinese, intelligentissimo e attivo, dotato di uno straordinario spirito di adattamento, a nessuno secondo per capacità lavorativa e produttiva, possiede tutti i requisiti per riescire egregiamente in quest'attività. A conferma facciamo seguire alcuni esempi di nostri compaesani che nella seconda metà del secolo scorso emigrarono dalle nostre terre (...).
I Fratelli Gatti, di Dongio, i quali, dopo essere stati proprietari e direttori di un eleganete e grande ristorante e di due teatri a Londra, entrarono nella vita pubblica e politica della grande metropoli, occupandovi posti eminenti.
I Fratelli Monico, pure originari di Dongio, i cui eredi sono tuttora proprietari di uno dei più lussuosi ed aristocratici ristoranti londinesi.
I Fratelli Gianella, anche di Dongio, fondatori e direttori dei notissimi alberghi Bellevue a Cadenabbia e Angleterre (attualmente Grand Hôtel d'Este) a Cernobbio, sul lago di Como.
I Fratelli Delmonico, di Mairengo, che nella prima metà del secolo scorso ebbero viva rinomanza quali direttori di una delle più note trattorie di Parigi; passarono in seguito a New-York, dove crearono uno dei primi ristoranti lussuosi del nuovo mondo, formandosi così una ingente sostanza.
Pietro Gianella, di Dalpe, comproprietario e direttore del sontuoso Hôtel Vittoria a Menaggio.
Carlo Guindani, di Lugano, proprietario e direttore dell'Imperial Palace Hôtel a Santa Margherita Ligure.
I Fratelli Gioachimo e Alfredo Bullo, di Faido, direttore amministratore dell'Hôtel Bellevue e Cadenabbia il primo, fondatore e Comproprietario dell'Hôtel Victoria a Menaggio il secondo.
Pedrini, di Faido, pure comproprietario e direttore di un elegante albergo a Mentone.
Somazzi, di Lugano, conduce attivamente un albergo pure a Mentone.
Magoria, di Locarno, direttore dell'Hôtel Mirabeau a Parigi.
Francesco Ferrari, di Ludiano, che tiene uno stabilimento alberghiero in Glasgow.
Caprioli, di Biasca, idem a Bruxelles.
Antonioli, di Lottigna, già presidente dell'Associazione degli Albergatori di Bruxelles e delegato degli Albergatori del Belgio al Congresso Internazionale Alberghiero di Chicago.
E la serie potrebbe continuare lungamente.
Bonzanigo, Piero. Il movimento turistico del cantone Ticino: studiato dal punto di vista del suo avvenire ed in relazione con l'economia generale del cantone. Tesi scecone commNeuchâtel: ASalvioni, 1935.
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Il grande patrimonio di risorse digitali disponibili sulla rete si sta configurando come una grande "gnoseoteca" mondiale, e la base di un planetario "museo globale". Chiunque potrà accedere alle opere di un determinato artista anche se queste si trovano in musei assai distanti tra loro. Ovviamente questo porrà problemi di standardizzazione e di indicizzazione delle risorse on-line. Il luogo "museo globale" contiene le informazioni relative a questa gnoseoteca ed è strettamente correlata alla struttura relativa al museo degli altri, differenziandosi da quest'ultima per il fatto di presentare informazioni condivise in forma standard. Attualmente le collezioni e le esibizioni digitali presenti sulla rete sono molto eterogenee sia come argomenti che come tecniche di archiviazione, fruizione e navigazione. L'utente che accede in modo remoto ai reperti o alle informazioni trova questa varietà nella presentazione delle informazioni che rende complessa la navigazione e la ricerca. Per esempio, chi vuole effettuare una visita virtuale su tutte le opere di un dato autore che si trovano in musei differenti, deve necessariamente consultare i diversi database dove sono stivate le opere; questi database presenteranno le informazioni in modo differente in quanto ogni istituzione organizza in modo autonomo le proprie collezioni digitali. In futuro tutte queste collezioni dovranno costituire un unico database consultabile remotamente ed aggiornabile automaticamente. Ogni museo dovrebbe muoversi in questa direzione cercando di integrare le proprie collezioni con quelle degli altri musei che contengono oggetti, reperti, opere dello stesso tipo o comunque correlate. Lo scopo di questo ambiente è infatti quello presentare le collezioni e le esibizioni del museo con un insieme di altre disponibili sulla rete.
Bertacchini, Pier Augusto. Il museo nell'era digitale. Catanzaro: Abramo, 1997.
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Ci troviamo in un momento fondamentale della storia: per la prima volta abbiamo una capacità illimitata di costruire nuovi strumenti di pensiero potenti. Abbiamo l'opportunità di cambiare il modo in cui costruiamo il sapere.
Nielsen, Michael A. Le nuove vie della scoperta scientifica come l'intelligenza collettiva sta cambiando la scienza. Torino: Einaudi, 2012.
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Io non sono a favore di lasciare a oltranza le terre in mano agli antichi abitanti. Tanto per cominciare, l'idea che aver passato secoli in un posto ti dia il diritto di passare altri secoli nello stesso posto è molto discutibile: secondo quella stessa idea, il re dell'Arabia ha diritto di esserlo perché i suoi antenati lo sono stati per molto tempo. O altrimenti: è un'idea conservatrice, storicamente ecololó che vale la pena di discutere.
Non credo nemmeno alla teoria secondo cui bisogna preservare le culture a ogni costo. Le culture si evolvono, cambiano. Abbiamo fatto sforzi improbi per lasciarci alle spalle la cultura occidentale e cristiana che predicava che il sesso era peccato e che divertirsi era un miracolo e chi diceva porcodio bruciava per sempre tra le fiamme sempiterne; e non sarebbe nemmeno bello rammaricarci per l'irreparabile perdita dello schiavismo nei nostri paesi negli ultimi duecento anni. E invece diventiamo paternalistici e proclamiamo che bisogna 'preservare' le culture che funzionavano in altri tempi, in altre condizioni.
Perché ci ostiniamo a sostenere che ci sono società 'tradizionali' che dovrebbero conservare per sempre il loro modo di vita, e che è 'progressista' aiutarli a continuare a vivere come i loro antenati? Sarà perché noi moderni continuiamo a usare crinoline e ghette, a sposare solo vergini, a viaggiare a cavallo brandendo la sciabola, a scrivere parole come queste con una piuma d'oca, a inchinarci davanti al nostro re, a illuminarci con la lanterna a olio che regge, timoroso, quel negretto?
La tradizione, la purezza, l'autenticità. È quell'idea conservatrice di congelare l'evoluzione in un punto passato: quell'idea che la sinistra condivide così bene con la destra, pur applicandola a oggetti diversi.
Caparrós, Martín. La fame. Einaudi, 2015.
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