Il metodo scientifico impone al cervello un esercizio austero, direi quasi spartano. Nella migliore delle ipotesi consente piccoli progressi. La gioia della grande scoperta è qualcosa di rarissimo e riservato a poche persone, e anche queste poche persone non è che possano ripetere Eureka molte volte. È naturale quindi che perfino gli scienziati siano tentati di allontanarsi dalla via della razionalità e di imboccare altre vie più comode per raggiungere la verità.
La città è il più durevole e stabile modo di organizzazione sociale dell’umanità, sopravvissuto a tutti gli imperi e le nazioni cui ha presieduto. Ad esempio, malgrado gli Imperi Bizantino e Ottomano siano scomparsi da tempo, Costantinopoli, ora Istanbul, vive come centro di commercio e di cultura il cui raggio geografico d’influenza si estende assai più in là di quello di tali imperi, malgrado non sia più la capitale della Turchia. La città è la vera forma globale senza tempo.
Khanna, Parag. Connectography: Mapping the Global Network Revolution. London: Weidenfeld & Nicolson, 2016.
Essendo nato e cresciuto in Inghilterra, ho trascorso gli anni della mia formazione in un luogo di grande bellezza e con una ricca ecologia che è quasi interamente opera umana. L’ecologia naturale dell’Inghilterra era una foresta ininterrotta e piuttosto monotona, che gli esseri umani hanno sostituito con un paesaggio artificiale di prati e brughiere, campi e fattorie, con una varietà molto più ricca di specie vegetali e animali. Piuttosto di recente, appena un migliaio di anni fa all’incirca, abbiamo introdotto il coniglio, una specie non nativa che ha avuto profondi effetti sull’ecologia. Questi animali hanno aperto radure nelle foreste dove ora crescono piante da fiore. In Inghilterra non ci sono aree selvagge pristine, eppure c’è tantissimo spazio per fiori selvatici e uccelli e farfalle, così come per un’alta densità di esseri umani. Forse è per questo che mi schiero con gli umanisti.
Dyson, Freeman J. Turbare l’universo. Nuova ed. accresciuta. Torino: Bollati Boringhieri, 2010.
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