A essere onesti, dobbiamo ammettere che l’aspetto centrale di questi incessanti aggiornamenti e continuo divenire del mondo tecnologico è quello di creare vuoti nel nostro cuore: non molto tempo fa, abbiamo tutti deciso che non potevamo vivere un giorno di più senza smartphone; qualche anno prima, questa stessa affermazione ci avrebbe sbalordito. Ora ci arrabbiamo se la Rete è lenta, ma in passato, quando eravamo innocenti, non avevamo nemmeno il concetto di Rete. Continuiamo a inventare cose nuove che generano nuovi desideri, nuove lacune che dobbiamo colmare.
La scienza dell’ecologia del pianeta è ancora giovane e non adeguatamente sviluppata. Non stupisce che esperti onesti e bene informati non concordino sui fatti. Ma, al di là di questo disaccordo, ne esiste uno ben più profondo sui valori. Un disaccordo che, in maniera estremamente schematica, può essere ricondotto alla disputa fra naturalisti e umanisti. I primi credono che la natura sappia agire al meglio. Per costoro, il valore più alto è il rispetto dell’ordine naturale delle cose. Qualsiasi perturbazione umana dell’ambiente naturale è dannosa. Un’eccessiva combustione di carburanti fossili è un male. Allo stesso modo, trasformare un deserto naturale, che sia il Sahara o un deserto oceanico, in un ecosistema controllato in cui giraffe o tonni possono prosperare, è un male.
L’etica umanistica si basa sulla convinzione che gli esseri umani siano una parte essenziale della natura.* Grazie alla mente umana, la biosfera ha acquisito la capacita di governare la propria evoluzione, e ora noi ne abbiamo il controllo e la responsabilità. Gli esseri umani hanno il diritto e il dovere di rimodellare la natura, cosi che entrambi, umani e biosfera, possano sopravvivere e prosperare.
(* la trascrizione in italiano originale è errata, in questo testo è stato adeguato alla versione inglese, p. 316)
Dyson, Freeman J. Turbare l’universo. Nuova ed. accresciuta. Torino: Bollati Boringhieri, 2010.
Essendo nato e cresciuto in Inghilterra, ho trascorso gli anni della mia formazione in un luogo di grande bellezza e con una ricca ecologia che è quasi interamente opera umana. L’ecologia naturale dell’Inghilterra era una foresta ininterrotta e piuttosto monotona, che gli esseri umani hanno sostituito con un paesaggio artificiale di prati e brughiere, campi e fattorie, con una varietà molto più ricca di specie vegetali e animali. Piuttosto di recente, appena un migliaio di anni fa all’incirca, abbiamo introdotto il coniglio, una specie non nativa che ha avuto profondi effetti sull’ecologia. Questi animali hanno aperto radure nelle foreste dove ora crescono piante da fiore. In Inghilterra non ci sono aree selvagge pristine, eppure c’è tantissimo spazio per fiori selvatici e uccelli e farfalle, così come per un’alta densità di esseri umani. Forse è per questo che mi schiero con gli umanisti.
Dyson, Freeman J. Turbare l’universo. Nuova ed. accresciuta. Torino: Bollati Boringhieri, 2010.
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