In altre parole, non c’è prodotto di cultura che mi sia estraneo. Non mi identifico con nessuno di essi al cento per cento, in modo totale e assoluto, e certamente non al prezzo di negarmi altri piaceri. Mi sento di casa dappertutto, nonostante non ci sia un posto (o forse proprio perché non c’è un posto) che io possa chiamare casa. Non è tanto questione di scontro tra un gusto (raffinato) e un altro (volgare), quanto tra l’essere onnivori e l’essere univori, tra la disponibilità a consumare tutto e la selettività schizzinosa. L’élite culturale è viva e vegeta; è più attiva e appassionata che mai.
Bauman, Zygmunt. Per tutti i gusti: la cultura nell’età dei consumi. Roma: Laterza, 2016.
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La cultura oggi è costituita da offerte, non da proibizioni; da proposte, non da norme. Come già osservava Bourdieu, oggi la cultura è impegnata ad apparecchiare tentazioni e ad allestire attrazioni, ad allettare e sedurre, non a dettare regole e norme; è impegnata nelle pubbliche relazioni, non nella sorveglianza polizesca; a seminare e piantare nuovi bisogni e desideri, piuttosto che a imporre doveri.
Bauman, Zygmunt. Per tutti i gusti: la cultura nell’età dei consumi. Roma: Laterza, 2016.
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La scienza dell’ecologia del pianeta è ancora giovane e non adeguatamente sviluppata. Non stupisce che esperti onesti e bene informati non concordino sui fatti. Ma, al di là di questo disaccordo, ne esiste uno ben più profondo sui valori. Un disaccordo che, in maniera estremamente schematica, può essere ricondotto alla disputa fra naturalisti e umanisti. I primi credono che la natura sappia agire al meglio. Per costoro, il valore più alto è il rispetto dell’ordine naturale delle cose. Qualsiasi perturbazione umana dell’ambiente naturale è dannosa. Un’eccessiva combustione di carburanti fossili è un male. Allo stesso modo, trasformare un deserto naturale, che sia il Sahara o un deserto oceanico, in un ecosistema controllato in cui giraffe o tonni possono prosperare, è un male.
L’etica umanistica si basa sulla convinzione che gli esseri umani siano una parte essenziale della natura.* Grazie alla mente umana, la biosfera ha acquisito la capacita di governare la propria evoluzione, e ora noi ne abbiamo il controllo e la responsabilità. Gli esseri umani hanno il diritto e il dovere di rimodellare la natura, cosi che entrambi, umani e biosfera, possano sopravvivere e prosperare.
(* la trascrizione in italiano originale è errata, in questo testo è stato adeguato alla versione inglese, p. 316)
Dyson, Freeman J. Turbare l’universo. Nuova ed. accresciuta. Torino: Bollati Boringhieri, 2010.
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A essere onesti, dobbiamo ammettere che l’aspetto centrale di questi incessanti aggiornamenti e continuo divenire del mondo tecnologico è quello di creare vuoti nel nostro cuore: non molto tempo fa, abbiamo tutti deciso che non potevamo vivere un giorno di più senza smartphone; qualche anno prima, questa stessa affermazione ci avrebbe sbalordito. Ora ci arrabbiamo se la Rete è lenta, ma in passato, quando eravamo innocenti, non avevamo nemmeno il concetto di Rete. Continuiamo a inventare cose nuove che generano nuovi desideri, nuove lacune che dobbiamo colmare.
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