Quando è stata inventata la scrittura, cinquemila anni fa, molti devono avere pensato che la memoria umana si sarebbe atrofizzata, dato che tutte le cose che fino a quel momento si erano dovute imparare a mente sarebbero state sostituite da segni tracciati sulla carta di papiro o sull’argilla. Oggi, questi prodigi di memoria non sono più necessari, ma i beni che abbiamo ottenuto dalla scrittura sono superiori a quel che abbiamo perso. L’invenzione del regolo di misura e della meridiana ci hanno liberato dalla necessita di dare una valutazione esatta delle distanze e del tempo. Il simbolo dello zero, i numeri arabi, i regoli calcolatori e i registratori di cassa sono tutte invenzioni che, in un modo o nell’altro, hanno eliminato la necessita di determinate forme di agilità mentale, ma ciascuna di queste invenzioni ci ha dato più di quanto non ci abbia levato. E in realtà non ci hanno levato molto. Ci resta tutta l’agilità mentale che ci occorre.
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Nel mondo moderno scienza e società spesso interagiscono in maniera perversa. Viviamo in una società tecnologica, e la tecnologia è fonte di problemi politici. I politici e la gente comune si aspettano che la scienza fornisca risposte ai problemi. Si pagano e si incoraggiano scienziati ed esperti affinché diano queste risposte. Il pubblico non è molto ben disposto verso uno scienziato che dica: «Mi spiace, non lo sappiamo», e preferisce stare invece ad ascoltare quegli esperti che danno risposte certe alle domande e che fanno previsioni altrettanto certe sulle conseguenze delle attività umane. Accade così che gli esperti che si esprimono in pubblico su questioni politicamente controverse tendano a prendere una posizione più netta di quanto in effetti pensino. Sono portati a formulare in merito al futuro previsioni scevre da dubbi, nelle quali finiscono poi con il credere loro stessi, sino a fare diventare quelle previsioni dei dogmi sui quali cessano di interrogarsi. Il pubblico è dunque portato a credere che i dogmi scientifici che vanno per la maggiore siano giusti, mentre talvolta può darsi che siano sbagliati. È questo il motivo per cui sono necessari degli eretici che mettano in dubbio quei dogmi.
Come scienziato, non ho molta fiducia nelle previsioni. La scienza è strutturata in maniera imprevedibile.
Dyson, Freeman J. Turbare l’universo. Nuova ed. accresciuta. Torino: Bollati Boringhieri, 2010.
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Il mondo cambia, lo ha sempre fatto, con o senza gli interventi antropici. La novità di questi ultimi anni sta nella frequenza, nell'intensità, in quei balzi - o cambiamenti dirompenti - che trasformano il tessuto socio-economico ad un ritmo sempre più serrato. Dubai è forse una delle città che meglio rappresenta questa accelerazione del cambiamento: qui, in pochi decenni, un piccolo insediamento commerciale nel deserto si è affermato quale metropoli globale proiettata verso il futuro.
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L'analisi delle tendenze storiche dei disastri naturali si basa su banche dati quali l’EM-DAT, ma la loro interpretazione è complessa a causa di bias nella raccolta dei dati. L’apparente aumento dei disastri misurato negli ultimi decenni potrebbe dipendere più da un miglioramento nei sistemi di monitoraggio e comunicazione che da una reale crescita degli eventi catastrofici. La variabilità nei criteri di classificazione, la copertura mediatica e la qualità delle fonti influenzano significativamente il perimetro di rilevamento delle statistiche, rendendo difficile il confronto temporale dei dati.
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