La grippe spagnuola

La grippe spagnuola
Ci pregiamo portare a vostra conoscenza alcune indicazioni recentemente pervenuteci a proposito della natura e del trattamento da seguire nella cura di questa epidemia: *Le voci più fantastiche continuano a circolare nel pubblico intorno all'attuale epidemia, per cui è necessario fornire alla popolazione informazioni per quanto possibile esatte. Non si tratta nè di peste nè di colera, nè di tifo addominale, ma
bensì di influenza o grippe, che non è una malattia nuova e sconosciuta ai Medici. Nella maggior parte dei casi essa termina colla guarigione, benché si siano disgraziatamente registrati un certo numero di decessi, dovuti soprattutto a complicazioni polmonari (broncopolmonite).
Gazzetta Ticinese, 1 agosto 1918

Ottime misure
L'Autorità locale ha emanato saggie disposizioni onde evitare il propagarsi del morbo spagnuolo. Dopo la proibizione degli assembramenti, riunioni, ecc., ha invitato le famiglie a voler praticare i consigli dati dai medici per quanto concerne l'igiene in casa.
Gazzetta Ticinese, 1 agosto 1918

Ridley, Pessimismo

Nel mezzo secolo che è trascorso tra il 1875 e il 1925, mentre il tenore di vita europeo balzava a livelli prima inimmaginabili, e mentre elettricità e automobili, macchine per scrivere e film, società di mutuo soccorso e università, bagni interni e vaccini esercitavano un forte effetto positivo sulla vita di molti, gli intellettuali erano ossessionati dall’imminente declino, dalla degenerazione e dal disastro. Proprio come aveva detto Macaulay, belavano di continuo che la società era giunta a un punto di svolta; avevamo ormai visto i nostri giorni migliori.

Ridley, New recipes

As Paul Romer puts it: ‘Every generation has perceived the limits to growth that finite resources and undesirable side effects would pose if no new recipes or ideas were discovered. And every generation has underestimated the potential for finding new recipes and ideas. We consistently fail to grasp how many ideas remain to be discovered.’

(...)

Technologies I cannot even conceive will be commonplace and habits I never knew human beings needed will be routine.

Ridley, Matt. The Rational Optimist. HarperCollins e-Books, 2014.

Quando l’inverno sarà lungo tre inverni: Prevista la grande era glaciale che può cancellare la vita dalla Terra

Secondo la teoria detta dello “snowblitz” grandi nevicate con i ghiacci che non si scioglieranno completamente renderanno di anno in anno il freddo irreversibile.

Con il fascino dei misteri irrisolti, perfettamente inserito nei discorsi apocalittici di questa fine di millennio, ecco ne “La macchina del tempo” (Nigel Calder: La macchina del tempo, Ed. Zanichelli) una paurosa previsione del nostro futuro (o più plausibilmente di quello dei nostri discendenti) alle prese con il freddo. “La fine del mondo” scrive- Nigel Calder, studioso di meteorologia e divulgatore per la BBC “sarà annunciata da una estate che non è un’estate: il freddo continuerà mentre il sole non darà più nè luce nè calore, cosicché l’inverno sarà lungo tre inverni”.

L’era glaciale, spiega Calder può arrivare con lo “snowblitz”. È la più recente teoria: un inverno, grandiose nevicate ricoprono tutta l’Europa e la primavera successiva sarà talmente fredda che il bianco mantello non si scioglierà completamente, almeno nelle regioni più settentrionali e nelle zone più alte. Dopo un’estate fresca un nuovo precoce inverno con nevicate ancora più abbondanti di quelle dell’anno precedente renderà il freddo irreversibile. Negli anni successivi la calotta crescerà e si ispessirà su di un'area sempre più vasta.

l.a teoria dello “snowblitz” viene a sconvolgere ogni ipotesi affermata sulle glaciazioni. È stato un recente ritrovamento nei ghiacci della Groenlandia ad accreditarla. La grande glaciazione di 90 mila anni fa arrivò in maniera drammatica e imprevista. Forse in meno di un secolo la terra si trovò a dover affrontare condizioni freddissime. L’era glaciale fu di “breve” durata, perchè si protrasse soltanto per 1000-1400 anni ma fu sufficiente a produrre eventi apocalittici nella flora e nella fauna. Alcune foreste scomparvero e, per esempio, i boschi di querce che ricoprivano a quell’epoca gran parte del nostro continente furono distrutti dal gelo. Che cosa era accaduto? E’ difficile dirlo. Forse “soltanto” uno slittamento di milioni di metri cubi di ghiacci antartici nell’oceano con conseguente raffreddamento di tutti i mari.

Secondo le vecchie teorie sulle glaciazioni che Calder giudica imprecise, ognuna delle quattro ere glaciali sarebbe durata circa mille secoli mentre i periodi caldi intermedi sarebbero durali dai milleduecento ai duemilaottocento secoli. Poiché l’attuale era temperata è incominciata solamente cento secoli or sono, l’umanità si troverebbe quindi di fronte più di centomila anni di clima generalmente mite.

Il quadro che emerge invece dagli studi più recenti è del tutto diverso. I periodi realmente “caldi” come quello in cui stiamo vivendo, sono inseriti nella rapida successione di periodi di gelo e sono durati al massimo diecimila anni. Questa interpretazione getta una luce ben più sinistra sul fatto che l’attuale periodo temperato ha avuto inizio proprio diecimila anni fa.

Dopo queste premesse Calder passa a descrivere gli sfavorevoli segni premonitori. La siccità nelle zone tropicali, l’espansione dei ghiacciai nell’estremo nord, le registrazioni meteorologiche che dal 1950 segnalano un progressivo raffreddamento dell’emisfero nord del pianeta, l’insolazione estiva dello stesso emisfero che è molto più debole di quella di diecimila anni fa ed è invece pari a quella di ventimila anni or sono quando però Canadà ed Europa settentrionale erano ricoperti dai ghiacci, starebbero a significare il possibile avvento di un periodo se non glaciale almeno molto freddo.

Un dato, aggiunge il meteorologo, è scoraggiante. Per il 95 per cento dell'ultimo milione di anni la Terra è stata molto meno tiepida di quanto sia oggi e il “trentennio caldo” 1920-50 è stato del tutto eccezionale a paragone dei secoli freddi tra il 1430 e il 1860, secoli che potrebbero anche essere soltanto “sospesi” ma non terminati.

Ogni futuro cambiamento climatico spontaneo ha molte più probabilità di portarci verso il peggio che non verso il meglio. Tuttavia, se non avverrà nulla di veramente drastico come lo “snowblitz” nei prossimi cento anni, possiamo ragionevolmente sperare di essere addirittura in grado, con la tecnologia futura, di fronteggiare un’era glaciale. Conclusione ottimistica che dopo tanto battere di denti era quanto meno d’obbligo.

Gazzetta ticinese, 16 gennaio 1978

Smil, Forecasting

Forecasting the state of modern civilization for generations or centuries to come remains an impossible exercise. Even relatively near-term forecasts are bound to fail: no matter how assiduously assembled, a 2018 construct of the world as it might be in 2100 would be, almost certainly, even more misleading than the construct of the year 2018 made in 1936.

Smil, Vaclav. Growth: From Microorganisms to Megacities. Cambridge, Massachusetts: The MIT Press, 2019.

 

Ridley, Cooling/Warming of the globe

In the mid-1970s it was briefly fashionable for journalists to write scare stories about the recent cooling of the globe, which was presented as undiluted bad news. Now it is fashionable for them to write scare stories about the recent warming of the globe, which is presented as undiluted bad news. Here are two quotes from the same magazine three decades apart. Can you tell which is about cooling and which about warming? The weather is always capricious, but last year gave new meaning to the term. Floods, hurricanes, droughts – the only plague missing was frogs. The pattern of extremes fit scientists’ forecasts of what a ——world would be like. Meteorologists disagree about the cause and extent of the ——trend, as well as over its specific impact on local weather conditions. But they are almost unanimous in the view that the trend will reduce agricultural productivity for the rest of the century ... The longer the planners delay, the more difficult will they find it to cope with climatic change once the results become grim reality. The point I am making is not that one prediction proved wrong, but that the glass was half empty in both cases. Cooling and warming were both predicted to be disastrous, which implies that only the existing temperature is perfect. Yet climate has always varied; it is a special sort of narcissism to believe that only the recent climate is perfect. (The answer by the way is that the first one was a recent warning about warming; the second an old warning about cooling – both are from Newsweek .)

(...)

Globally, tropical cyclone intensity hit a thirty-year low in 2008. The cost of the damage done by hurricanes has increased greatly, but that is because of the building and insuring of expensive coastal properties, not because of storm intensity or frequency. The global annual death rate from weather-related natural disasters has declined by a remarkable 99 per cent since the 1920s – from 242 per million in the 1920s to three per million in the 2000s.

(...)

The four horsemen of the human apocalypse, which cause the most premature and avoidable death in poor countries, are and will be for many years the same: hunger, dirty water, indoor smoke and malaria, which kill respectively about seven, three, three and two people per minute. If you want to do your fellow human beings good, spend your effort on combating those so that people can prosper, ready to meet climate challenges as they arrive.

Ridley, Matt. The Rational Optimist. HarperCollins e-Books, 2014.

Ridley, Gloomy prognostication

Throughout the half-century between 1875 and 1925, while European living standards shot up to unimaginable levels, while electricity and cars, typewriters and movies, friendly societies and universities, indoor toilets and vaccines pressed their ameliorating influence out into the lives of so many, intellectuals were obsessed with imminent decline, degeneration and disaster. Again and again, just as Macaulay had said, they wailed that society had reached a turning point; we had seen our best days.

The torrent of gloomy prognostication that characterised the second half of the twentieth century was, like everything else from that time, unprecedented in its magnitude. Doom after doom was promised: nuclear war, pollution, overpopulation, famine, disease, violence, grey goo, vengeful technology – culminating in the eruption of civil chaos that would undoubtedly follow the inability of computers to cope with the year 2000. Remember that?

Today, the drumbeat has become a cacophony. The generation that has experienced more peace, freedom, leisure time, education, medicine, travel, movies, mobile phones and massages than any generation in history is lapping up gloom at every opportunity.

There has probably never been a generation since the Palaeolithic that did not deplore the fecklessness of the next and worship a golden memory of the past. The endless modern laments about how texting and emails are shortening the attention span go back to Plato, who deplored writing as a destroyer of memorising.

There is immense vested interest in pessimism, too. No charity ever raised money for its cause by saying things are getting better. No journalist ever got the front page by telling his editor that he wanted to write a story about how disaster was now less likely. Good news is no news, so the media megaphone is at the disposal of any politician, journalist or activist who can plausibly warn of a coming disaster. As a result, pressure groups and their customers in the media go to great lengths to search even the most cheerful of statistics for glimmers of doom.

Ridley, Matt. The Rational Optimist. Place of publication not identified: HarperCollins e-Books, 2014.

 

 

Moore, Activism

In the late 1960s I was transformed into a radical environmental activist. A rag-tag group of activists and I sailed a leaky old halibut boat across the North Pacific to block the last hydrogen bomb tests under President Nixon. In the process I co-founded Greenpeace. . . . Environmentalists were often able to produce arguments that sounded reasonable, while doing good deeds like saving whales and making the air and water cleaner. But now the chickens have come home to roost. The environmentalists’ campaign against biotechnology in general, and genetic engineering in particular, has clearly exposed their intellectual and moral bankruptcy. By adopting a zero tolerance policy toward a technology with so many potential benefits for humankind and the environment, they . . . have alienated themselves from scientists, intellectuals, and internationalists. It seems inevitable that the media and the public will, in time, see the insanity of their position.
—PATRICK MOORE

Kurzweil, Ray. The Singularity Is near: When Humans Transcend Biology. London: Duckworth, 2009.

Duhamel, Géographie cordiale

Cette géographie, que je déclare cordiale, ne me faudrait-il pas aussi, pour décourager les chicanes, l’avouer, sans détour, poétique, sentimentale, capricieuse, fantaisiste, et, sinon partiale, du moins partielle ou parcellaire? Mais qu’elle soit ‘géographie’, je suis tout prêt à le soutenir et, puisque la géographie se prétend physique, politique, mathématique, historique, astronomique, rien n’empêche qu’elle se révèle cordiale, serait-ce que pour varier l’épithète et panacher les désinences.
Je suis né dans une petite rue du XIIIe arrondissement, jouxte la place d’Italie. C’est un quartier sans attrait, mais qui sent l’espace, la grand’route et les voyages.

Duhamel, Georges. Géographie cordiale de l’Europe. 1931.
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