Wendell, La rivoluzione del contadino impazzito

Se amate il guadagno facile,
l'aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate.
Se desiderate sempre più cose prefabbricate,
se avete paura di conoscere i vostri vicini di casa,
se avete paura di morire
allora nemmeno il vostro futuro
sarà più un mistero per il potere,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassettino.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno,
quando vi vorranno far morire per il profitto
ve lo faranno sapere.

Bertacchini, Gnoseoteca mondiale

Il grande patrimonio di risorse digitali disponibili sulla rete si sta configurando come una grande "gnoseoteca" mondiale, e la base di un planetario "museo globale". Chiunque potrà accedere alle opere di un determinato artista anche se queste si trovano in musei assai distanti tra loro. Ovviamente questo porrà problemi di standardizzazione e di indicizzazione delle risorse on-line. Il luogo "museo globale" contiene le informazioni relative a questa gnoseoteca ed è strettamente correlata alla struttura relativa al museo degli altri, differenziandosi da quest'ultima per il fatto di presentare informazioni condivise in forma standard. Attualmente le collezioni e le esibizioni digitali presenti sulla rete sono molto eterogenee sia come argomenti che come tecniche di archiviazione, fruizione e navigazione. L'utente che accede in modo remoto ai reperti o alle informazioni trova questa varietà nella presentazione delle informazioni che rende complessa la navigazione e la ricerca. Per esempio, chi vuole effettuare una visita virtuale su tutte le opere di un dato autore che si trovano in musei differenti, deve necessariamente consultare i diversi database dove sono stivate le opere; questi database presenteranno le informazioni in modo differente in quanto ogni istituzione organizza in modo autonomo le proprie collezioni digitali. In futuro tutte queste collezioni dovranno costituire un unico database consultabile remotamente ed aggiornabile automaticamente. Ogni museo dovrebbe muoversi in questa direzione cercando di integrare le proprie collezioni con quelle degli altri musei che contengono oggetti, reperti, opere dello stesso tipo o comunque correlate. Lo scopo di questo ambiente è infatti quello presentare le collezioni e le esibizioni del museo con un insieme di altre disponibili sulla rete.

Bertacchini, Pier Augusto. Il museo nell'era digitale. Catanzaro: Abramo, 1997.

Caparrós, Tradizione, purezza, autenticità

Io non sono a favore di lasciare a oltranza le terre in mano agli antichi abitanti. Tanto per cominciare, l'idea che aver passato secoli in un posto ti dia il diritto di passare altri secoli nello stesso posto è molto discutibile: secondo quella stessa idea, il re dell'Arabia ha diritto di esserlo perché i suoi antenati lo sono stati per molto tempo. O altrimenti: è un'idea conservatrice, storicamente ecololó che vale la pena di discutere.
Non credo nemmeno alla teoria secondo cui bisogna preservare le culture a ogni costo. Le culture si evolvono, cambiano. Abbiamo fatto sforzi improbi per lasciarci alle spalle la cultura occidentale e cristiana che predicava che il sesso era peccato e che divertirsi era un miracolo e chi diceva porcodio bruciava per sempre tra le fiamme sempiterne; e non sarebbe nemmeno bello rammaricarci per l'irreparabile perdita dello schiavismo nei nostri paesi negli ultimi duecento anni. E invece diventiamo paternalistici e proclamiamo che bisogna 'preservare' le culture che funzionavano in altri tempi, in altre condizioni.
Perché ci ostiniamo a sostenere che ci sono società 'tradizionali' che dovrebbero conservare per sempre il loro modo di vita, e che è 'progressista' aiutarli a continuare a vivere come i loro antenati? Sarà perché noi moderni continuiamo a usare crinoline e ghette, a sposare solo vergini, a viaggiare a cavallo brandendo la sciabola, a scrivere parole come queste con una piuma d'oca, a inchinarci davanti al nostro re, a illuminarci con la lanterna a olio che regge, timoroso, quel negretto?
La tradizione, la purezza, l'autenticità. È quell'idea conservatrice di congelare l'evoluzione in un punto passato: quell'idea che la sinistra condivide così bene con la destra, pur applicandola a oggetti diversi.

Caparrós, Martín. La fame. Einaudi, 2015.

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